In tema di città, l’Italia arriva fino al ‘900 pieno senza una vera e propria idea di città nella cultura artistica.

Questo accade anche perché mentre Parigi e Londra sono già “città Europee”, una Milano e una Roma sono tuttalpiù annidamenti al margine delle campagne.

 

E’ prima di tutti il Futurismo a percepire questo vuoto

“La città sarà un concentrato dinamico di forze vitali, che aggrediscono il paesaggio …” recita il Manifesto del 1909.

Sono pensieri di quello che dev’essere, idee di città prima ancora che descrizioni di quello che è.

E così, nel tendersi delle energie sociali ed artistiche dell’epoca, i pittori creano un vero e proprio genere, avviando l’adozione della città come soggetto e oggetto d’arte: luogo di progettazione architettonica e sociale ma anche di rappresentazione.

E luogo dell’anima. Per chi si esprime attraverso la pittura innanzitutto e poi, negli anni a venire e sempre più, attraverso la fotografia.

 

Ma non può essere altrimenti..

 “che si tratti di architettura, di monumenti classici, di edifici moderni e contemporanei, di paesaggi, di ampie vedute panoramiche o di periferie urbane, il rapporto con lo spazio è stato e continua a essere un’esperienza insostituibile dello sguardo per costruire l’immagine che lo interpreta e che lo rappresenta”, ha affermato Basilico.

 

Lo spazio è lì, da vedere e da vivere, e la città ne è innegabile parte.

Diventa poi una questione di sguardo, di capacità di avvertire e restituire una visione della complessità, propria e di quanto ci circonda.

Ecco allora, in un amplissimo spettro di stili e rappresentazioni, tra atteggiamenti lucidamente analitici, trasognamenti visionari e disagi esistenziali variamente rappresentati, a raccontare la vita per tutto il 900 fino a oggi i Ritratti di Città in mostra a Villa Olmo (Como)  dal 28 giugno al 16 novembre 2014